Giovanni papini

Giovanni papini gy goodund ACKa6pR 03, 2010 | 5 pagcs La Storia di Cristo uniopera letteraria dello scrittore italiano Giovanni Papini. Fu pubblicata nel 1921, e con essa l’autore annunciô la propria conversione religiosa. [senza fonte] L ‘opera, basata sulla testimonianza dei Vangeli canonici e anche di quelli apocrifi, narra della Vlta di Gesü per invocarne la grazia verso l’umanità corrotta. La Storia di Cristo si rivelà essere un successo editoriale non solo in Italia Giovanni Papini (Firenze, g gennaio 1881 — Firenze, 8 luglio 1956) é stato uno scrittore italiano. La vita [modifica]

Nacque in una famiglia artigiana da Luigi Papini, ex garibaldino e repubblicano anticlericale ed Erminia Cardini, che lo to nex: page fece battezzare all’lns un’adolescenza molt della biblioteca del n Si diplomó maestro n diventõ bibliotecario. ors o on n’infanzla e ate a leggere i libri ell ubblica poi. qualche anno, poi , collaborõ con le riviste fiorentine La Rivista, Sapientia e II Giglio. Nel 1903, fond? assieme a Giuseppe Prezzolini, Giovanni Vailati e Mario Calderoni la rivista Leonardo, poi collaborb come redattore capo ne II Regno del nazionalista Enrico Corradini.

Iniziô a pubblicare alcuni racconti e saggi, fra cui II crepuscolo dei filosofi (1905), nel quale criticà sistemi filosofici di Immanuel Kant, Frie Friedrich Hegel, Arthur Schopenhauer, Auguste Comte, Herbert Spencer e Friedrich Nietzsche, dichiarando infine la morte della filosofia stessa. Nello stesso anno, pubblicà II tragico quotidiano che sanci, assieme a II pilota cieco (1907), la nascita delle cosiddette «novelle metafisiche», un genere letterario che innov? profondamente l’ambito novellistico_ II distacco progressivo da Prezzolini, piü incline a seguire

Benedetto Croce, e i disaccordi con gli altri collaboratori segnarono la chiusura del Leonardo nel 1907. Sempre in quell’anno, Papini si sposô con Giacinta Giovagnoli. Nel 1911, Papini fondó con Giovanni Amendola la rivista Anima, di tendenza teosofica, che ebbe solo un anno di vita. Nel 1912, pubblicà Le memorie d’lddio, l’apice della sua protesta anticristiana e del suo nichilismo, in cui mette in scena un Dio che si augura la morte della fede e dunque la propria fine, pentito com’é di aver creato tanto male nel mondo.

L’opera generó molto calpore e costó all’autore un processo per oltraggio alla religione ma venne ricusata da Papini in tarda età, tanto da incaricare la figlia Viola di ricercare le copie ancora esistenti e darle alle fiamme. II 10 gennaio 1913 creó con Ardengo Soffici la rivista Lacerba, che uscl a Firenze. Appoggià per poco il futurismo, che per lu: « guerra contro l’accademia, contro l’università, contro lo scolarismo, contro la cultura ufficiale, liberazione dello spirito dai vecchi legami, dalle fo RI_IFS dal vecchi legami, dalle forme troppo usate… orsennato amore dell’ltalia e della grandezza d’ltalia… dio smisurato contro la medlocrità, Ilimbecillità, la vigllacchena, l’amore dello status quo e del quieto vivere, delle transazioni e degli accomodamenti.. Sempre nel 1913 pubblicõ Un uomo finito, un’autobiografia scritta ad appena 30 anni di un giovane «nato con la malattia della grandezza», che si butta sullo studio per creare un’opera che possa superare Dante Alighieri e William Shakespeare in importanza. Sopravviene di tanto in tanto nel romanzo la delusione per l’imposslbilltà di raggiungere l’obbiettivo troppo ambizioso.

Si batté per l’intervento italiano nella Prima guerra mondiale_ Celebre il suo articolo Amiamo la guerra, apparso su Lacerba in cui afferma: « Siamo troppi. La guerra é una operazione malthusiana. C’é un di troppo di qua e un di troppo di là che si premono. La guerra rimette in pari le partite. Fa il vuoto perché si respiri meglio. Lascia meno bocche intorno alla stessa tavola. E leva di torno un’infinità dl uormni che vivevano perché erano nati; che mangiavano per vivere, che lavoravano per mangiare e maledicevano il lavoro senza il coraggio di rifiutar la vita. ? II 22 maggio 1915, chiuse la rivista pochi giorni prima dell’entrata n guerra, dimostrandosi perb ampiamente pentito del suo interventismo e dichiarando «di se 31_1fS guerra, dimostrandosi perb ampiamente pentito del suc interventismo e dichiarando «di sentirmi quasi complice, benché inerme, di quella forsennata devastazione». Nello stesso anno, pubblicà le prose poetiche Cento pagine di poesia, Buffonate e Maschilità. Nel 1916, con le sue Stroncature polemizzà con Boccaccio, Shakespeare e Goethe, ma anche con Croce, Gentile, Benelli (definito «ciabatta smessa del dannunzianesimo») e col «passerotto agevolino» Guido Mazzoni.

Del 1917 sono i versi isticheggianti di Opera prima. Dopo anni di profondi travagli spirituali, nel 1921 annuncib la sua conversione religiosa pubblicando la Storia di Cristo, che si rivelô essere un successo edltoriale non solo in Italia: basato sulla testimonianza dei Vangeli canonici e anche di quelli apocrifi, narra della vita di Gesü per invocarne la grazia verso liumanità corrotta. Suscità invece accese polemiche il Dizionario dell’omo salvatico (1 923), scritto in collaborazione con Domenico Giuliotti, in cui si scagliano contro gli ebrei, i protestanti, le donne, il laicismo e la democrazia.

Pubblicà poi Pane e vino (1926), Sant’Agostino (1 929), Gog (1931) e Dante Vivo (1933) . Aderi al fascismo ma nel 1 935 rifiutà l’offerta della cattedra di letteratura itallana all’lJniversità dl Bologna. Nel 1 937, pubblic? il primo (poi rimasto unico) volume della Storia della letteratura italiana con la dedica Al Duce, amico della poesia e dei poeti. poco dopo ricevette la nomina ad accadem 406 S con la dedica Al Duce, amico della poesia e dei poeti. Poco dopo ricevette la nomina ad accademico d’ltalia e la direzione dell’lstituto di studi sul Rinascimento e della rivista La Rinascita.

Fu firmatario del Manifesto della razza nel 1938. Nel 1943, si fece terziario francescano nel convento della Verna. Dopo la Seconda guerra mondiale, pur emarginato di fatto dal mondo della cultura ed appoggiato dai soli cattolici tradizionalisti, pubblicà libri che fecero ancora scalpore come le Lettere agli uomini di Celestino VI (1946), la Vita di Michelangelo (1949), II libro nero (1951) e soprattutto II diavolo (1953). Da ricordare anche La loggia dei busti e La spia del mondo (entrambi 1955). Collaborô anche al Corriere della Sera, pubblicandovi articoll uindicinali pubblicati postumi nel 1971 col titolo Schegge.

Debilitato dalla malattia e pressoché cieco negli ultimi anni di vita, lavorà con liaiuto della nipote al Giudizio universale, un progetto giovanile pubblicato postumo nel 1957. Vennero pubblicati dopo la sua morte anche La felicità dell’infelice (1956), La seconda nascita (1958, in cui Papini ripercorre le sue vicissitudini fino alla conversione), il Diario (1962) e Rapporto sugli uomini (1977). Scrittore controverso, il primo che cercó di sottrarlo all’oblio fu Jorge Luis Borges, ritenendo che Papini fosse stato «immeritatamente dimenticato’ SÜFS